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eriksen-scudetto-inter - Credit: Fotogramma/IPA
calcio 7 maggio 2021

Eriksen racconta il suo scudetto all'Inter

di Franco Porto

Dall’addio vicino a un girone di ritorno da protagonista

Il volto sorridente di Christian Eriksen è uno dei simboli più significativi dello scudetto dell’Inter.

Da oggetto misterioso, pronto a lasciare Milano a gennaio dopo una presentazione alla Scala e tantissima attesa sul suo rendimento, si è preso la squadra e ne è diventato un titolare fisso. E ora festeggia da protagonista il primo scudetto in uno dei cinque più importanti campionati europei (ne aveva vinti 3 all’Ajax, in Olanda).

 

“Ora forse vivo il momento migliore della mia carriera” dice il danese in un’intervista concessa a Filippo Conticello e Davide Stoppini per La Gazzetta dello Sport. D’altronde prima di arrivare in Italia, la bacheca non rispecchiava il talento del 24 nerazzurro.

 

Poi, si sa, le cose cambiano in fretta ed Eriksen dice di non considerare questo scudetto una rivincita personale, ma di essere felice e di voler aprire un ciclo con l’Inter: “Vincere nove scudetti di fila sarà difficile, ma proveremo a costruire qualcosa di bello, vediamo cosa accadrà”.

 

La chiave della stagione è stata la mutua comprensione con Conte. “Io sono arrivato con la mente aperta per imparare – spiega il danese –. Quello che non ho capito all’inizio è che dovevo seguire il modo di giocare di Conte, che dovevo eseguire e ricordare tutte le giocate che lui aveva preparato per la squadra. In precedenza ero più abituato all’intuito, ero libero di prendere decisioni in un secondo in base a quello che vedevo, invece col mister c’è sempre un piano generale da seguire. Bisogna essere preparati, sapere sempre dove sono i compagni e dove possono spostarsi. Ho dovuto imparare tutto questo, adattarmi a un ritmo diverso, poi a gennaio ci siamo parlati e ho iniziato a giocare di più e a dimostrare che ero capace”.

 

Il gol su punizione contro il Milan nei quarti di finale di Coppa Italia ha cambiato la sua stagione, ma solo nella percezione esterna, secondo lui: “La differenza l’ha fatta quando ho potuto giocare con più continuità e ho guadagnato la fiducia di compagni e tecnico”.

 

E poi parole al miele per Conte: “Dove va, vince e questo è impressionante. Immaginavo il suo spirito vincente quando ho firmato, poi l’ho visto con i miei occhi, parlandogli e vedendo lavorare ogni giorno. Sono felice di averlo come allenatore. Abbiamo una relazione professionale: so che da me vuole il massimo, me lo ripete e io ce la metto tutta”.

 

Ora il suo obiettivo è riuscire a vivere di più Milano, una città che dice di apprezzare molto: “Non mi sono ancora potuto godere la città come avrei voluto: non vedo l’ora che il Covid sparisca per diventare un vero milanese. Da Brera mi muovo a piedi, è una location è perfetta per due bambini, ma anche per andare dal panettiere o per fare compere o per il parco. In centro non serve la macchina”.

 

E anche le lezioni di italiano proseguono spedite. Quello era anche un consiglio di Lukaku e i consigli del totem nerazzurro vanno seguiti.

 

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