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florentino-perez-spiega-super-league - Credit: Fotogramma/IPA
calcio 20 aprile 2021

Florentino Perez spiega le ragioni della Super League

di Pierfrancesco Catucci

Il presidente della nuova lega risponde alle accuse

La giornata di lunedì ha visto l’esplosione del dibattito sull’opportunità o meno della Super League di calcio lanciata nella notte precedente da 12 club europei compresi Juventus, Inter e Milan.

La stampa, le istituzioni dello sport e anche la politica dei Paesi coinvolti hanno fatto fronte comune contro l’iniziativa lanciata dal presidente del Real Madrid Florentino Perez e dall’omologo juventino Andrea Agnelli, presidente e vicepresidente della Super League.

 

I club italiani, in rottura con la Lega Serie A, hanno detto di voler partecipare al campionato nazionale, ma il clima è incandescente. Le parole più importanti sulla Super League sono arrivate, però, ancora di notte da Florentino Perez, deus ex machina dell’iniziativa, che ha parlato alla trasmissione notturna spagnola “Chiringuito de Jugones”.

 

Le ragioni della Super League

“Siamo in un momento di enorme difficoltà – spiega Florentino – e il calcio per colpa della pandemia ha perso 5 miliardi di euro. Noi 100 milioni in tre mesi un anno fa e 300 in questa stagione. Bisogna far qualcosa, bisogna cambiare. I giovani stanno perdendo interesse nella competizione e bisogna far si che si riaggancino al prodotto. Per farlo bisogna cambiare, così come si fece negli anni 50 quando Santiago Bernabeu ideò la Coppa d’Europa e ha cambiato la storia del calcio, ora succederà lo stesso. Sono tre anni che lavoriamo a questo progetto, la pandemia ci ha costretti ad accelerare i tempi”.

 

I diritti tv

“L’unico modo per sopravvivere è generare nuovi introiti, che al momento possono arrivare solo dal mercato televisivo. L’attuale Champions League non è attrattiva, lo diventa solo in marzo, la gente non vuole vedere partite contro squadre modeste. Ci sono 4 miliardi di potenziali tifosi che vogliono veder giocare i grandi club. Se questi grandi club vanno bene e incassano possono poi condividere quanto incassato con i club modesti, perché noi ragioniamo in termini di valori e di solidarietà. Hanno detto che è un progetto da ricchi per ricchi che renderà i poveri più poveri e non è vero”.

 

Come l’Eurolega di basket

Poi spiega il modello di riferimento: “Siamo amici, ci conosciamo da tempo e abbiamo pensato la cosa più semplice, giocare tra grandi club. Per capirsi, il modello è quello del basket, con la sua Eurolega. Noi col Madrid nella pallacanestro partecipiamo alla Liga e alla Eurolega. Bisogna puntare sulla competitività del prodotto: una cosa che piace costa di più e genera maggiori introiti. Io non sono mosso da interessi personali, sono il presidente di un club in mano ai soci. Mi muovo per l’interesse del calcio, che voglio salvare”.

 

La meritocrazia

E quando gli chiedono conto del merito sportivo, il tema principale sollevato dagli oppositori: “Hanno detto che la nostra è una Liga chiusa e non è così, ci sono 5 posti liberi per chi li merita. Ancora non abbiamo stabilito i criteri di qualificazione, ma lo faremo. Il nostro non è un progetto chiuso. È una piramide: noi generiamo entrate e le redistribuiamo più in basso. E poi se noi abbiamo più soldi possiamo comprare i giocatori degli altri, così i club che vendono incasseranno”.

 

Tre volte gli introiti della Champions

Poi la partita sui soldi: “Quanto guadagnano i club con la Champions attuale? La Uefa incassa 130 milioni, noi ne incasseremo 400, più soldi per tuti. Generemo introiti per salvare il calcio. Oggi hanno presentato la nuova Champions. Per prima cosa nessuno ci capisce nulla, non si capisce come sarà e come funziona. E poi non genera denaro a sufficienza e parlano del 2024: se continuiamo col modello attuale saremo tutti morti nel 2024, la situazione è molto drammatica”.

 

Una mano alle istituzioni

E il ramoscello d’ulivo alle istituzioni calcistiche dopo le cannonate: “Vogliamo partire il prima possibile, ma non ci sarà nessuno strappo. Noi cerchiamo il dialogo e a quello lavoreremo. Se si può, si parte, altrimenti aspettiamo un anno. E magari non troveremo un accordo e non si farà. Ma io spero di si, perché altrimenti moriremo tutti”.

 

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