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hakimi-racconto-renard Hakimi il giorno delle visite mediche a Milano - Credit: Carlo Cozzoli / Fotogramma
calcio 4 luglio 2020

Ecco chi è Hakimi, il racconto del ct che lo ha lanciato

di Pierfrancesco Catucci

Renard è stato l’allenatore della nazionale marocchina che per primo ha creduto in lui

L’attuale commissario tecnico dell’Arabia Saudita Hervé Renard, tra il 2016 e il 2019 ha allenato il Marocco e ha lanciato Achraf Hakimi, neo acquisto dell’Inter per la fascia destra, quando era ancora un ragazzino e giocava nella Castilla (la primavera) del Real Madrid.

In un’intervista a Filippo Maria Ricci della Gazzetta dello Sport, il tecnico racconta della chiamata del giocatore un paio di giorni prima della decisione di sposare il progetto Inter e del consiglio che gli ha dato: “Di accettare senza pensarci. Perché l’Inter è un grande club che ha voglia di tornare dov’era, ma soprattutto perché c’è Antonio Conte. Un allenatore che lo farà migliorare tantissimo e che gioca con un sistema con 3 centrali e due esterni che è perfetto per Achraf, che sa essere offensivo e può correre tanto”.

 

Renard racconta poi di come scoprì l’esterno e delle sue grandi qualità che lo hanno colpito. A cominciare “dall’approccio rilassato alla vita. Achraf non sente la pressione: un allenamento o una partita del Mondiale, lui affronta tutto allo stesso modo. Un pregio, che però inizialmente quando non lo si conosce può sembrare un difetto”.

 

E quando il Borussia Dortmund lo prese in prestito dal Real, anche Favre, l’allenatore dei tedeschi, lo chiamò per un consiglio: “Gli dissi che può giocare ovunque e che se l’avesse preso non si sarebbe pentito. Qualche mese dopo Favre mi chiamò di nuovo, un po’ preoccupato: gli sembrava che il ragazzo fosse poco applicato e interessato. Io gli dissi di non farci caso, che era il modo di essere di Achraf. Se non sai che lui è così puoi farti delle domande, puoi chiederti se sia pronto o meno, però una volta che impari a conoscerlo la cosa si trasforma in una grande qualità apprezzata dagli allenatori, perché il ragazzo è molto forte mentalmente, ama il calcio e giocando si diverte un sacco”.

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