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morto-giampiero-boniperti - Credit: Fotogramma
calcio 18 giugno 2021

La morte di Giampiero Boniperti

di Franco Porto

Il suo nome era indissolubilmente legato alla storia della Juventus

È morto a 92 anni a Torino per un’insufficienza cardiaca Giampiero Boniperti, bandiera della Juventus come calciatore prima e dirigente poi e presidente onorario della società bianconera.

Boniperti, che avrebbe compiuto 93 anni il 4 luglio, è stato anche europarlamentare dal 1994 al 1999 e si era ormai ritirato da tempo a vita privata. A dare la notizia la stessa famiglia del dirigente.

 

Il suo nome è indissolubilmente legato alla squadra bianconera, cui è rimasto fedele per tutta la sua carriera agonistica prima – detenendo per molto tempo vari primati di presenze e reti –, e per quella dirigenziale poi, coincisa con alcuni dei massimi successi sportivi della formazione torinese. La sua carriera, sia sul campo sia dietro la scrivania, ne ha fatto una della personalità più importanti nell'intera storia del movimento calcistico italiano.

 

Arrivato alla Juventus nel 1946, nell’immediato dopoguerra, il Boniperti calciatore è diventato subito un simbolo del club bianconero con cui ha disputato 443 partite e segnato 178 gol fino al 1961, l’anno del ritiro. In Nazionale ha giocato, invece, 38 volte con 8 gol.

 

Una decina d’anni dopo il ritiro, l’avvocato Gianni Agnelli lo chiamò a diventare presidente della Juventus, carica che ha ricoperto dal 1971 al 1990: inizialmente affiancato da Italo Allodi, dal 1973 Boniperti assunse di fatto la guida del club per affrontare la crisi di risultati del calcio italiano negli anni 1970, soprattutto a livello internazionale.

 

Per ribaltare la situazione, Boniperti elaborò un progetto a lungo termine gestito con rinnovati criteri industriali, caratterizzato dall’introduzione e successiva applicazione della zona mista, schema tattico che coniugava efficacemente i concetti del calcio totale olandese con il classico catenaccio italico; dal graduale inserimento in prima squadra di giovani calciatori cresciuti nel settore giovanile juventino come Giuseppe Furino, Roberto Bettega e Paolo Rossi, assieme all’arruolamento dei migliori talenti provenienti da altri club di Serie A come Gaetano Scirea, Antonio Cabrini, Claudio Gentile, Marco Tardelli e Franco Causio.

 

E poi dalla ferrea disciplina anche d'immagine imposta alla squadra, basata su quella richiesta durante l’attività agonistica. Nasce così il cosiddetto “stile Juve” ed è la sua bocca che lancia il motto “vincere è l’unica cosa che conta”.

 

Dopo momenti difficili, le dimissioni del 1990 e il ritorno nel 1991 nel ruolo di amministratore delegato, è sotto la sua gestione che la Juventus acquista Alessandro Del Piero.

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