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"De officiis" di Marco Tullio Cicerone

LIBRI31 luglio 2019

"De officiis" di Marco Tullio Cicerone

Un classico che, letto oggi, apre numerose riflessioni.

L’idea di Cicerone su coloro che sono a capo dello Stato e su come riformare uno Stato giunto alla rovina e da ricostruire.

Apriamo l’approfondimento su Marco Tullio Cicerone e il suo “De officiis” servendoci delle sue stesse parole: «Coloro che staranno a capo dello stato tengano a mente di proteggere l’utilità comune dei cittadini, in modo che, qualsiasi cosa facciano, si riferiscano a essa dimenticando l’utile personale».

Queste considerazioni furono fatte e palesate in uno scritto nel 44 a.C., un periodo di profonda crisi delle istituzioni sociale e politiche a Roma. E così Cicerone lascia queste parole al figlio Marco dandogli in eredità un trattato che aveva l’obiettivo di riordinare le forme dell’interazione tra i cittadini e di rifondare la res publica.

Presa consapevolezza che il sistema valoriale dei suoi tempi fosse da considerarsi antico e desueto, Cicerona prova in questo trattato a riorganizzare un sistema di trasmissione della memoria tra le diverse generazioni, regole di comportamento che indichino cosa è giusto fare specie ai giovani che hanno l’obbligo morale di ripartire dalle rovine di uno Stato e di ricostruire. Possiamo definirla una sorta di “etica spiegata al figlio”, uno snodo fondamentale per Marco (il figlio di Cicerone) ma anche per tutta la cultura occidentale, dal mondo latino a quello medievale, fino a quello moderno.

Questa riedizione è a cura di Giusto Picone e Rosa Rita Marchese con testo latino a fronte.

Di Marco Tullio Cicerone (Arpino 106 a. C. - Formia 43 a. C.) Einaudi ha pubblicato “La natura degli dèi”.