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VIDEO Beirut: decine di morti per due esplosioni
- Credit: Aska
LIBANO 5 agosto 2020

Beirut: decine di morti per due esplosioni

di Redazione

Deflagrazioni causate dall'incendio di nitrato di ammonio. Ferito un militare italiano

A 15 anni di distanza dall’uccisone di Rafiq Hariri causata dall’esplosione di un’autobomba - evento che segnò la conclusione da parte della Siria modificando inevitabilmente il futuro del Libano -, due fortissime esplosioni hanno scosso e messo in ginocchio la capitale, Beirut, nella serata di martedì 4 agosto.

La prima, causata da un incendio di un deposito dove erano stoccate 2750 tonnellate di nitrato di ammonio, ha innescato la seconda, liberando gas tossici nell'aria come ricostruito ufficialmente dal presidente Michel Aoun.

 

Oltre 100 i morti (destinati tristemente ad aumentare visto che vi sarebbero almeno un centinaio di dispersi secondo il governatore della città, Marwan Abboud) e 4000 feriti (incluso un militare italiano, il caporal maggiore Roberto Caldarulo, del battaglione Gestione Transiti di Bari), oltre a danni diffusi e ingenti nel bilancio della mattinata del 5 agosto, che resta comunque provvisorio stando a quanto indicato dalle autorità locali.

 

Residenti hanno riferito che i vetri delle finestre si sono rotti lontano dal porto a causa della doppia deflagrazione. Le esplosioni hanno fatto tremare come un terremoto diverse parti della capitale, e un denso fumo nero ha immediatamente ricoperto l'intero centro della città per poi raggiungere le periferie.

 

Dalla serata di martedì 4 agosto Beirut è dunque coperta da una nube tossica, con gli abitanti in fuga dalla città tra interi quartieri dilaniati, le facciate di molte palazzine polverizzate e diverse persone intrappolate nei detriti delle tante case crollate, come dopo un bombardamento.

 

Anche all'aeroporto internazionale Rafic Hariri, non esattamente vicino al porto, i danni sono stati ingenti, mentre l'autostrada costiera - che passa nei pressi dello scalo portuale - è ancora piena di auto carbonizzate o divelte per diversi chilometri nelle due direzioni, con macerie ovunque.

 

Nella nottata tra il 4 e il 5 agosto, particolarmente complessa, è stata lanciata da più parti l'ipotesi di un attentato terroristico, iniziando dagli Usa con Trump che ha subito affermato: "Sembra un attentato, i nostri militari pensano a un attacco, forse una bomba". Il tutto senza che vi siano riscontri concreti ad indicare la matrice terroristica come causa della tragedia, visto e considerato che i primi dettagli corretti sull'accaduto sono arrivati dopo ore di abbagli e incertezze, e il fertilizzante era stoccato a Beirut dal lontano 2013.

 

Incertezze che, evidentemente, permangono visto il caos generale che regna nella capitale libanese: non è ancora tempo di spingersi oltre con le supposizioni. Minacciata dalla nube tossica e colpita al cuore, Beirut non ha come problema pricipale capire, per ora, il perché delle esplosioni, ma risollevarsi psicologicamente e materialmente slavando più vite possibile per determinare la reale portata della tragedia.

 

La Croce Rossa Libanese, infatti, ha rivolto durante la notte un appello alla popolazione per donare sangue, mentre diversi abitanti raccontano ai media di aver visto decine di cadaveri per strada, sebbene il governo non abbia diramato numeri “ufficiali” rispetto ai decessi limitandosi a dichiarazioni "informali".

 

Al Jazeera: "distrutta una nave italiana"

L'emittente telvisiva Al Jazeera ha intervistato Vincenco Orlandini, 69enne membro dell'equipaggio di una nave civile italiana - Regina d'Oriente - che era attraccata vicino al luogo dell'esplosione e coperto di sangue dopo essere stato proiettato dall'onda d'urto verso una cabina della nave, mentre diverse persone a bordo sono ferite e di conseguenza in ospedale.

 


"Ho sentito l'esplosione e sono volato sul lato opposto della lobby. Sono atterrato sul tappeto e sono stato fortunato perché penso che mi abbia salvato. La nave, invece, è completamente distrutta: le cabine, il salone, tutto", ha detto 69enne della nave battente bandiera italiana.

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