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l'assalto di putin all'ucraina08 aprile 2022

Ritorno a Bucha dopo l'orrore, alla ricerca dei parenti dispersi

di Redazione

Fra gli abitanti della città che ha subito la furia degli occupanti russi

Bucha (Ucraina), 7 apr. (askanews) - A Bucha, dopo la scoperta della strage compiuta dai russi, testimoniata dalle immagini di decine di corpi nelle strade e dal racconto dei giornalisti internazionali entrati nella città ucraina, gli abitanti cercano di scoprire quale è stato il destino dei loro parenti e amici.
Oleksandr Kovtun non sa che fine abbia fatto suo figlio, 19 anni. 'Stiamo chiedendo qui intorno di lui, se è stato trovato il corpo, abbiamo parlato con una donna che si occupa di casi così, facciamo vedere in giro le sue foto. Speriamo non sia su quelle liste'. Le liste le tengono in mano questi poliziotti, al cimitero, di fronte a 50 sacchi neri con all'interno corpi ancora da identificare.
'Uomo, circa 30 anni. Occhi aperti. Ferito all'addome lato sinistro, al collo e alle mani' scrive a mano su un biglietto un agente prima di appoggiarlo su uno dei sacchi. A turno arriva qualcuno con una copia di una carta di identità, una foto, la descrizione di un gioiello nella speranza di non trovare nessuna corrispondenza. Tetiana Ustymenko invece sa che fine ha fatto suo figlio.
Lo hanno seppellito lei e suo marito con l'aiuto dei vicini di casa nel suo giardino. Lui, Sherii, 25 anni, e i suoi due amici Maksim e Natasha. Sherii era a Kiev, voleva venire a prendere la madre per portarla via, ma lei gli ha detto di lasciare perdere 'sparano in strada qua'. Ma lui è partito comunque senza avvisarla. 'Un giorno ho sentito degli spari in strada, ma io ero sicura non fosse qua. Poi finiti gli spari ho provato a chiamarlo di nuovo ma niente. Infine il telefono ha squillato e io ho detto 'figlio'.
Ma era il vicino della casa di fronte a cui gli hanno sparato che mi chiamava per dirmi che mio figlio era morto'. 'Sono corsa fuori e ho visto l'orrore: Maksim con un colpo in fronte, Natasha alle gambe'. Il figlio aveva un colpo nella schiena. 'Io vengo dal Donetsk - dice Tetiana, che infatti parla in russo - sono stata costretta ad andarmene nel 2014 per salvare la vita di mio figlio che allora aveva 14 anni. E ora è morto qui. Come è possibile? Come è possibile?'.
>Speciale: La guerra in Ucraina

(Immagini: AFPTV)